Come leggere i dati forniti dall’Inps

L’iniziativa “La mia pensione” è molto importante perché fornisce un’indicazione di massima su come può essere l’evoluzione del tuo percorso previdenziale. Come tutte le stime, però, è decisivo interpretare correttamente i dati.

Se letti con superficialità, i risultati della simulazione possono fornire indicazioni, in parte, fuorvianti.

Il servizio è pienamente attivo; secondo i dati diffusi dall’Istituto di Previdenza, nei primi 10 mesi di attività del servizio, gli accessi sono stati 8.937.003, di cui 1.317.494 under40. Le simulazioni della pensione effettuate sono state in tutto 4.653.573.

Per avere una stima personalizzata rispetto alla tua situazione lavorativa effettiva, fissa un appuntamento al Punto Arancione più vicino a te.

pil-iconIL PIL

L’aumento del PIL dell’Italia è ipotizzato pari all’1,5% annuo: un andamento diverso da quello a cui siamo abituati. Negli ultimi 5 anni, ad esempio, il nostro PIL è sceso complessivamente dell’1,02% e dello 0,71% negli ultimi dieci. Se allarghiamo la valutazione agli ultimi 20 anni, l’incremento del PIL è stato dello 0,43%.

Cosa c’entra il PIL con le pensioni?
I contributi versati all’INPS si rivalutano annualmente per un tasso pari alla crescita media del “Pil nominale” nei cinque anni precedenti. Il Pil nominale è ricavato dalla somma del Pil reale con l’inflazione. Finché c’è crescita (e inflazione), il montante contributivo INPS aumenta di valore e, di conseguenza, anche l’importo della pensione erogata. Al contrario, una crescita lenta (o una recessione) produrrà una pensione di importo ridotto. In sintesi, l’ammontare della tua pensione futura è strettamente legato alla salute dell’economia italiana.

L’INFLAZIONE

Il tasso di inflazione considerato dalla stima è diverso da quello che stiamo rilevando oggi: lo standard è il 2%, ovvero il target fissato dalla BCE, ma se guardiamo ai dati effettivi, l’aumento dei prezzi al consumo è stato dello 0,90% negli ultimi 5 anni, dell’1,48% negli ultimi 10 anni e dell’1,84% negli ultimi 20.

LA CONTINUITÀ LAVORATIVA

Il calcolo dell’INPS si basa su un’ipotesi di carriera costante, quindi senza “buchi contributivi” dovuti a interruzioni nell’attività lavorativa. Una situazione che, invece, può manifestarsi anche frequentemente, soprattutto tra i lavoratori più giovani.

Relativamente alla stime previdenziale, i “buchi contributivi”, hanno effetti rilevanti: un periodo di inoccupazione significa il mancato versamento di contributi, quindi una base di calcolo della pensione ridotta e, di conseguenza, un assegno INPS più basso.

In alcuni casi, inoltre, per effetto delle disposizioni della Riforma delle pensioni entrata in vigore nel 2012, lunghi periodi di “buchi contributivi” potrebbero anche far slittare in avanti l’età minima per il pensionamento.

LA CARRIERA

La simulazione ipotizza una carriera “fortunata”: la crescita della retribuzione è pari all’1% annuo in termini reali. In pratica, un lavoratore di 30 anni arriverebbe, al momento della pensione, a 65 anni, con una retribuzione lievitata del 42% rispetto ai livelli attuali. Un livello non realizzabile per tutti.

ATTENZIONE!

A fronte di quanto evidenziato, occorre rimarcare un concetto: la busta arancione è una stima e come tale va interpretata. Ma non va considerata come un “pezzo di carta” inutile o una serie di “dati sbagliati”. Si tratta di un primo elemento, molto utile, per cominciare ad acquisire consapevolezza rispetto al percorso previdenziale e iniziare a porre le basi per pianificare correttamente.

IL PIL

L’aumento del PIL dell’Italia è ipotizzato pari all’1,5% annuo: un andamento diverso da quello a cui siamo abituati. Negli ultimi 5 anni, ad esempio, il nostro PIL è sceso dell’1,02% e dello 0,71% negli ultimi dieci. Se allarghiamo la valutazione agli ultimi 20 anni, l’incremento del PIL è stato dello 0,43%.

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Cosa c’entra il PIL con le pensioni?
I contributi versati all’INPS si rivalutano annualmente per un tasso pari alla crescita media del “Pil nominale” nei cinque anni precedenti. Il Pil nominale è ricavato dalla somma del Pil reale con l’inflazione. Finché c’è crescita (e inflazione), il montante contributivo INPS aumenta di valore e, di conseguenza, anche l’importo della pensione erogata. Al contrario, una crescita lenta (o una recessione) produrrà una pensione di importo ridotto. In sintesi, l’ammontare della tua pensione futura è strettamente legato alla salute dell’economia italiana.

L’INFLAZIONE

Il tasso di inflazione considerato dalla stima è diverso da quello che stiamo rilevando oggi: lo standard è il 2%, ovvero il target fissato dalla BCE, ma se guardiamo ai dati effettivi, l’aumento dei prezzi al consumo è stato dello 0,90% negli ultimi 5 anni, dell’1,48% negli ultimi 10 anni e dell’1,84% negli ultimi 20.

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LA CONTINUITÀ LAVORATIVA

Il calcolo dell’INPS si basa su un’ipotesi di carriera costante, quindi senza quei “buchi contributivi” dovuti a interruzioni nell’attività lavorativa. Una situazione che, invece, si manifesta piuttosto frequentemente negli ultimi anni, soprattutto tra i lavoratori più giovani. Per l’importo dell’assegno previdenziale, i “buchi contributivi”, hanno effetti molto rilevanti. Con la Riforma Dini (entrata in vigore nel 1996) le pensioni degli italiani sono calcolate proprio sulla base dei contributi versati nel corso di tutta la carriera. Quindi, l’effetto è presto chiarito: un periodo di inoccupazione significa mancato versamento di contributi, quindi una base di calcolo della pensione ridotta e infine un assegno INPS più basso.

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LA CARRIERA

La simulazione ipotizza una carriera “fortunata”: la crescita della retribuzione è pari all’1% annuo in termini reali. In pratica, un lavoratore di 30 anni arriverebbe, al momento della pensione, a 65 anni, con una retribuzione lievitata del 42% rispetto ai livelli attuali. Un livello non realizzabile per tutti.

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ATTENZIONE!

A fronte di quanto evidenziato, occorre rimarcare un concetto: la busta arancione è una stima e come tale va interpretata. Ma non va considerata come un “pezzo di carta” inutile o una serie di “dati sbagliati”. Si tratta di un primo elemento, molto utile, per cominciare ad acquisire consapevolezza rispetto al percorso previdenziale e iniziare a porre le basi per pianificare correttamente.

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