I fondi pensione

La pensione oggi non si “ottiene”, ma si “costruisce”: è frutto delle scelte dei singoli, che di conseguenza sono i responsabili del loro tenore di vita quando smetteranno di lavorare.

E, in questo senso, i fondi pensione non sono tutti uguali. Occorre differenziare tra tre tipologie:

Fondi pensione negoziali
Fondi pensione aperti
Polizze assicurative previdenziali (PIP)

Fondi pensione negoziali (o contrattuali)


La struttura dei fondi negoziali si differenzia nettamente dalle altre. Essi sono delle Associazioni senza scopo di lucro il cui unico fine è “mettere assieme” il maggior numero di lavoratori per incrementare la forza contrattuale nei confronti delle Società di gestione del risparmio e delle Compagnie che erogano le rendite. Insomma: l’unione fa la forza!

La regolamentazione dei fondi negoziali, inoltre, non prevede l’erogazione di nessuna provvigione o premio per la raccolta dell’adesione. La Commissione di Vigilanza ha rilevato che tale impostazione ha un positivo effetto sui costi di gestione, che si presentano nettamente inferiore ai fondi pensione bancari o assicurativi. Un altro elemento di valutazione è la trasparenza: nessun conflitto di interesse nella selezione dei partner; un’impostazione che permette di ricercare, di volta in volta, le migliori condizioni che il mercato offre.


Tutti i Gestori che collaborano con un fondo pensione negoziale, infatti, sono selezionati tramite bando di gara pubblico, che si svolge sotto il controllo di operatori professionali esterni.  Il rapporto Fondo – Gestore è poi sempre regolamentato da convezioni di gestione, tutte con una scadenza.

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Altri fondi pensione

I fondi pensione aperti e le polizze assicurative previdenziali, di fatto, sono prodotti che le società commercializzano ai lavoratori, in un rapporto “fornitore-cliente”. Nei piani individuali pensionistici, sono previsti alti incentivi economici per chi vende questo tipo di strumento previdenziale, i cui costi sono pagati in gran parte dai sottoscrittori; a parità di condizioni, quindi, le prestazioni pensionistiche si riducono* (* Il Sole 24 Ore – La previdenza integrativa – 3 aprile 2013).

La Commissione di Vigilanza, nella Relazione Annuale 2014, ha stimato l’impatto dei diversi livelli di costo: ipotizzando che su un periodo di 35 anni la pensione complementare ottenibile da un fondo pensione negoziale possa essere, in media, di 5.000 € all’anno, la maggiore onerosità dei fondi pensione aperti e delle polizze assicurative previdenziali (PIP) si traduce, a parità di condizioni, in una prestazione finale, rispettivamente, di circa 4.200 e 3.900 € annui.

Inoltre, in queste tipologie di fondo pensione, a differenza dei fondi negoziali, la gestione degli investimenti e delle rendite è, tendenzialmente, affidata a società facenti parti dello stesso gruppo bancario o assicurativo che promuove il fondo pensione.